Artigianato in Basilicata: la civiltà delle mani. Tessuti e cuoio

Artigianato in Basilicata: la civiltà delle mani .  Tessuti e cuoio

La tradizione dei merletti e dei ricami realizzati con telai, rocche e filatoi, è tramandata in particolare dalle donne di Avigliano, Ferrandina, Moliterno e delle comunità albanesi. Nell’800 era diffusa la produzione di cappelli di lana a Laurenzana e a Rionero in Vulture. Infatti nel comune, fino al 1915, vi erano industrie che impastavano la lana facendola diventare un panno talmente compatto da essere impermeabile alle piogge. La forma dei cappelli era a cupola tonda con le tese larghe. Con la punta smussata, a cono alto e di feltro duro, senza ornamenti, erano invece i cappelli realizzati a Lagonegro.

La grande disponibilità di lane di pecora ha favorito inoltre lo sviluppo della tessitura artigianale dei tappeti. Le tecniche di produzione adottate sono due: quella del “tappeto annodato” in uso ad Avigliano, quella del “tappeto kilim” in uso a Savoia di Lucania. In molti borghi lucani vengono poi ancora tessuti i famosissimi costumi tradizionali.

Oltre ai tessuti, ad Avigliano, Palazzo San Gervasio, Senise e Moliterno veniva lavorato il cuoio da calzolai e in concerie dove si preparavano ingrassamenti di cuoi e pelli bianche, adoperati per i grembiuli delle donne contadine. Ancora oggi è possibile trovare laboratori che realizzano a mano, con stile originale, portachiavi, portafogli, cornici e agende.

Paglia e vimini

Giunco, paglia, canna, vimini vengono intrecciati con meticolosità e pazienza da artigiani lucani per dar vita a panieri, coperchi, ceste e borse. Nelle botteghe di Maratea si realizzano fuscelli in giunco per la conservazione di formaggi freschi come la ricotta e le spase, taglieri per far seccare la pasta preparata in casa. Gli stessi materiali sono utilizzati per produrre cestini, borse e altri oggetti anche ad Accettura, Ruoti, Avigliano e Venosa. Emergono per la realizzazione di sedie impagliate, Abriola, Francavilla in Sinni e Spinoso.