Festina Lente: datemi un post e vi racconto il mondo

FESTINA LENTE (Affrettati lentamente)
Datemi un post e vi racconto il mondo
Il mondo del Web 2.0 e le nuove piattaforme trasformano ognuno in un potenziale autore e coautore di narrazioni e interpretazioni di un territorio. Narrazioni in
continuo aggiornamento fuori dagli schemi della pubblicazione “one shot”; con linguaggi differenti e con una forte interazione tra lettori e autori.
La nostra quotidianità è il prodotto della velocità, come già diceva Tommaso Marinetti nel suo famoso “Manifesto del Futurismo”.

Come previsto, le tecnologie hanno dato un impulso all’accelerazione di tutte le dinamiche che sfiorano il prodigioso e il magico.
Nel passato recente erano le macchine e i motori a ridisegnare il paesaggio urbano, il territorio e a modificare i ritmi delle comunità.
Erano i germogli di quella visione futurista che Marinetti definì “La nuova religione-morale della velocità“: “La magnificenza del mondo s’è arricchita di una bellezza nuova, la bellezza della velocità….L’energia umana centuplicata dalla velocità dominerà il Tempo e lo Spazio”.
Ma le macchine erano il preludio di una velocità che avrebbe annullato Tempo e Spazio e sviluppato il pensiero della dromologia, la logica/scienza della velocità, che, secondo il filosofo francese Paul Virilio, ci porta a vivere in una dromosfera, uno spazio-velocità, in movimento continuo tra il reale e il fittizio che annulla e rimodula lo spazio fisico e la mobilità.
La mobilità fisica è quasi sempre preceduta da una mobilità virtuale; web e piattaforme digitali da strumenti si sono trasformati in “ambienti” che, per la loro capacità di penetrazione esperienziale, in molto casi anticipano la conoscenza e l’approfondimento di un luogo annullandone la sorpresa e la sensazione di scoperta.
Una velocità innegabilmente bidirezionale che orienta inedite occasioni di relazione tra spazi, persone, luoghi, territori, in un tempo praticamente immediato.
Si producono spazi contigui e sinergici, che potenziano le opportunità di scambio e acquisizione di conoscenze sviluppando così una diversa consapevolezza e una maggiore partecipazione a territori altrimenti sconosciuti.
Velocità vuol dire movimento, rigetto della stanzialità obbligando i territori a schiudersi e ad aprirsi al mondo e a confrontarsi con esso.

Datemi un post, e vi racconto il mondo.
L’attribuzione di un significato ad un territorio genera una narrazione che include forme sensoriali, mnemoniche, esperienziali ed emotive.
Questo sistema culturale, composto da uomini e società, può essere descritto attraverso quello che l’antropologo Geertz indica come “thick descriptions”, descrizione densa, “sensazioni dense dei fenomeni che si osservano … solo con il racconto dal campo”. In altri termini, un territorio si racconta standoci dentro.
Paesaggio e territorio non sono equivalenze di natura, ma sono prodotti di un sistema culturale e simbolico di appartenenza che ne definisce la struttura e indica modelli di riferimento.
L’uomo singolo, al centro del web, personalizza i luoghi e i territori.
L’uomo indica al mondo il punto esatto in cui si trova, si geoposiziona, fotografa il territorio e lo commenta. In risposta seguono dei feedback della propria rete relazionale del web, che indicano luoghi vicini, musei, stazioni ristoranti, e/o ti segnalano avvenimenti, dal traffico alla mostra, dallo spettacolo al meteo e cosi via. L’uomo si pone così al centro della mappatura territoriale di prossimità, diventando l’epicentro, creando un hub di possibilità e varianti che si vestono, come un abito sartoriale, sulle esigenze specifiche dell’utente-centro in quel determinato territorio.
Un centro transitorio non permanente che ridefinisce e resetta il territorio secondo le proprie necessità. Il web diventa una mediazione tra necessità dell’uomo e offerta del territorio.
Gli artisti, nelle arti letterarie e visive, o i cartografi definivano il territorio e il paesaggio, lo raccontavano, lo descrivevano e lo delimitavano.
Oggi le definizioni e i modelli si ampliano esponenzialmente in proporzione ai narratori di territorio e alle capacità della “rete” di divulgare tali narrazioni.
Ogni narrazione diventa un punto di POST, un punto di vista, fissato su una bacheca di un blog, di un social network. Post, su un punto di vista, che può influenzare un numero indefinito di persone nelle attribuzioni di significati ad un territorio. Queste relazioni creano una coesistenza e una diffusione circolare di informazioni rielaborate e rimodulate del territorio che viene ri-naturalizzato secondo le esigenze del gruppo di utenti.
Una narrazione che in rete assume tempi velocissimi di diffusione senza confini e alcun limite geografico. Qualsiasi luogo non è più vincolato alla prossimità e il racconto non è più mediato, filtrato, o modificato con aggiunte culturali e narrative dei luoghi passaggio. La narrazione originale giunge così intatta senza varianti. Il tempo e lo spazio nel web si annullano e il racconto di un territorio giunge nella sua forma interpretativa originale ovunque e in qualsiasi momento.
Un territorio che attraverso gli strumenti della websfera annulla il tempo come lineare di kronos e risalta il tempo circolare del kairos. Un tempo interno scandito da ritmi sociali e dai riti comunitari degli uomini che abitano il territorio.
Una velocità digitale che sembra in antitesi alla lentezza territoriale ma che in realtà ne esalta i contenuti e ne elimina la contrapposizione aut aut e ne valorizza l’et et.
Una nuova elaborazione che permette di rinforzare le radici di una descrizione dal vivo senza rinunciare alle ali della velocità, in un elogio alla lentezza che si distende immediatamente e ovunque.
Territorio che, sapientemente raccontato, avvalorando il concetto di Geertz, con la descrizione densa, diventa custode e rimedio di” quell’ansia della connettività dell’era digitale che si misura in termini quantitativi con contatti, mail, visite, accessi” così ben descritta dalla cyber antropologa Sherry Turkle, nella sua ultima opera, Insieme ma soli.