Tra draghi e vulcani

Tra draghi e vulcani

Terra di fuoco, ma anche di cieli aperti , mari profondi, natura incontaminata

Il fiore della ginestra colora di vivido giallo il declivio delle colline, le campanule viola, i ranuncoli, gli anemoni fanno festa nei pascoli incontaminati della Basilicata; la cernia alessandrina, con la sua variegata bellezza solca i fondali di Maratea; l’upupa, uccello notturno cantato dai poeti, saltella tra i picchi di Pietrapertosa.

I faggi, i castagni, i vigneti dell’Aglianico, le querce giganti, gli olmi, i lecci, i pioppi, i cerri infittiscono in fantastici intrecci i boschi del Vulture, che allo scrittore Piovene ricordavano le magiche foreste dell’Ariosto. Il nibbio e l’aquila reale, citati dal poeta Sinisgalli, sorvolano le piante officinali e i pini loricati sul Pollino; Il falco grillaio e il capovaccaio, il più piccolo avvoltoio europeo, hanno il loro habitat naturale nella Murgia Materana dove vivono anche piante tra le rocce come il Kummel di Grecia e l’alisso sassicolo. La chiara distesa di finissima sabbia a Metaponto con i suoi “Pancratium maritimum” o gigli di sabbia, viene ancora lambita, con ritmo dolce e misurato, dalla schiuma dei millenni, quasi in attesa di un’altra Anadiomene (epiteto di Venere), nata, secondo il mito, dalla spuma marina.

Numerosi endemismi e una fauna e una flora quanto mai ricche caratterizzano la Basilicata dove la notevole varietà topografica, geomorfologica e climatica si traduce, sul territorio, nella presenza di un gran numero di differenti ambienti naturali.

GLI HABITAT

Il territorio lucano può essere suddiviso in tre livelli, ciascuno contraddistinto da flora e fauna specifiche. Il primo livello comprende la media e alta montagna, il secondo abbraccia la collina e bassa montagna e il terzo include pianure e coste.

La pianura sino ai rilievi collinari (500-600 metri), vede soprattutto la presenza di macchia Mediterranea, pino marittimo, rosmarino e piante a cespuglio come il ginepro. Al limite altimetrico superiore prevalgono boschi di latifoglie ma anche frassini, olmi. Tra i 600 e i 1000 metri si incontrano poi esemplari di alto fusto come il cerro e diverse tipologie di querce. Procedendo verso l’alta montagna, che supera i 2000 metri, si individuano l’abete bianco, i tigli, gli aceri, pascoli d’alta quota e faggete. I più estesi boschi di faggi della regione si trovano nell’alto bacino del Basento, nell’alto Agri, nell’alto bacino del Melandro, nel Lagonegrese e sui rilievi del Pollino.

Un paradiso botanico, regno di numerosi animali, è custodito nelle nove aree protette, di cui due parchi nazionali , due regionali e sei riserve naturali, dislocate in Basilicata per un totale di circa il 30% del territorio.

La flora lucana comprende pressappoco 2.350 specie ed è alto il numero di endemismi: addirittura 168 specie pari al 6,5% della vegetazione regionale, tra i più alti valori d’Italia.

MEDIA E ALTA MONTAGNA

Le Dolomiti Lucane

Nei paesaggi dalle bizzarre guglie di Pietrapertosa e Castelmezzano e nell’ampia area protetta costituita dal Parco Regionale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane, la flora si compone di elementi tipici della macchia mediterranea come leccio e terebinto, a portamento arboreo, che spesso conquistano le pareti più impervie. Si accompagnano a querce, castagni, aceri e carpini nei punti in cui il terreno è più profondo e tale da consentire lo sviluppo di una vegetazione più rigogliosa. Alle quote più alte cresce il raro Agrifoglio e nelle zone meno fitte di boschi fioriscono ciclamini, anemoni bianchi e azzurri, lo zafferanastro dalle infiorescenze gialle e la Knautia Lucana, una specie endemica esclusiva della zona, scoperta dal Lacaita. Un altro endemismo della flora locale delle Dolomiti di Pietrapertosa è inoltre l’Onosma Lucana, una borraginacea a foglie ispide e corolla gialla.

E’ considerevole anche sotto il profilo faunistico l’ambiente rupestre delle Dolomiti Lucane. Vi nidificano rondone alpino, codirosso spazzacamino, zigolo giallo, corvo imperiale, ma anche passera lagia e piccioni selvatici predati da falchi pellegrini, da lanari e da lodolai di passaggio. Negli anfratti delle rocce trovano nido anche il gheppio e diversi rapaci notturni. I più recenti volatili ospiti del Parco di Gallipoli Cognato sono le cicogne bianche e le ancor più rare cicogne nere.

Un cenno particolare merita la presenza di lepidotterofauna sulle Piccole Dolomiti Lucane e sul monte Caperino.

L’anima viva del vulcano: Il Vulture

Il Vulture rappresenta un’emergenza naturalistica particolare legata alla presenza di un complesso vulcanico spento che, con la sua intensa attività eruttiva nell’era Quaternaria, ha disegnato ondulazioni di dolci colline dall’eccezionale vocazione agricola. Una folta vegetazione boschiva di faggi e lecci ricopre i lembi del monte Vulture che degradano verso i due Laghi di Monticchio: il lago Grande e il Lago Piccolo. Molte specie devono la loro presenza alla natura del substrato come la ginestra dei carbonai, l’ontano napoletano con tipici frutti conici e il castagno che nell’area forma dei boschi molto estesi. La flora lussureggiante ha sempre fornito riparo e alimentazione a una ricca e varia fauna rappresentata da quella tipica degli ambienti umidi e lacustri che coesistono con ambienti boscosi.

Nei laghi e torrenti del Vulture nuotano pesci come la trota, la tinca, la carpa, l’alborella, l’anguilla, il persico reale e anfibi come la salamandra pezzata, l’ululone e altri.

Tra gli uccelli frequentatori della zona lacustre vi sono lo svasso maggiore, la folaga, la beccaccia e altre specie. Nella zona montana e collinare del bosco, invece, vivono la poiana, il nibbio reale, il gheppio, l’astore, la civetta, l’allocco, il picchio verde e anche mammiferi tra cui il riccio, la talpa, il ghiro, la lepre, il moscardino.

Un paradiso botanico e un’oasi faunistica: Il Pollino

La peculiarità del Parco Nazionale del Pollino dal punto di vista paesaggistico risiede non tanto nella rarità delle specie che si trovano nel suo territorio quanto nella loro straordinaria varietà.

Il Parco infatti dal punto di vista botanico può essere assunto a paradigma della biodiversità. I suoi paesaggi che si sviluppano su diversi livelli altimetrici, dalla media valle del Raganello o dalla confluenza del Frido con il Sinni fino ai circa 2.267 metri s.l.m. del Dolcedorme, spaziano dalla macchia mediterranea alle faggete e ai pini loricati, dalle praterie d’alta quota con la fioritura di genziane e asfodeli, ai boschi di cerro, pini neri, roverella e farnetto.

E per la presenza di circa 366 piante officinali (tra cui l’Iperico, la Bardana, il Tarasacco, la Belladonna), decantante da tanti esploratori italiani e stranieri dei secoli XVIII e XIX, si ritiene che la stessa etimologia del nome del monte Pollino possa derivare da Apollo, dio greco della salute.

Il re del parco, tra gli animali, è senz’altro il lupo presente nel comprensorio con alcune decine di esemplari che prediligono l’area del Dolcedorme e i Piani del Pollino.

Le gole del Raganello sono, invece, le dimore abituali dei cinghiali e dell’istrice che si riproduce soprattutto nella zona del versante destro del Sinni. In tutti i boschi di leccio, nel sottobosco e nelle sterpaglie si aggirano poi faine, barbagianni, puzzole, mentre nella zona

Il Pino loricato

Simbolo del Parco Nazionale del Pollino, il pino loricato è una longeva conifera proveniente dai Balcani, dalle ruvide e fessurate placche poligonali sulla spessa corteccia. Le sue radici penetrano profonde negli strati rocciosi e gli agenti atmosferici ne forgiano le incredibili torsioni del tronco e dei rami. Sua dimora, in particolare, sono anfratti e precipizi sul monte La Spina, sul Monte Pollino, nella Serra Dolcedorme e nella Serra di Crispo.

Collina

La Murgia Materana

La flora della Murgia Materana comprende due complessi boschivi: quello del comune di Matera e il bosco di Lucignano.

Il primo è costituito da un querceto a roverella con la caratteristica presenza della quercia spinosa mentre il secondo è contraddistinto da un massiccio coniferamento a pino d’Aleppo e presenta nel sottobosco mirto, lauro, terebinto e alaterno. Al di là delle superfici coltivate e dei boschi a macchia mediterranea, la gran parte della superficie murgica manifesta il tipico assetto della macchia bassa o gariga e delle lande steppiche ad afodelo. Lo strato erbaceo è rappresentato in primavera e in autunno da graminacee, da leguminose e da numerose specie di orchidee, alcune uniche e rare.

Anche la fauna dell’area ha una connotazione specifica nel grillaio, un rapace coloniale, anche migratore, presente da aprile ad agosto che, insieme a quello della limitrofa Murgia pugliese, è l’unica attualmente conosciuta in tutta l’Italia peninsulare. Numerosa è, inoltre, l’erpetofauna con la presenza di vipere e di altri rettili tra cui biacco, cervone, luscengola.

Tra gli uccelli sono da segnalare l’allodola, il calandro e la cappellaccia tipici delle zone coltivate e dei pascoli, il merlo e il tordo frequentano invece le macchie.

Tra i rapaci diurni degni di nota vi sono il gheppio e il nibbio. Non mancano mammiferi quali il tasso, l’istrice, la donnola, la faina, la volpe e la lepre.

Il cuore verde della Basilicata, le Riserve naturali regionali

Una caratteristica vegetazione palustre connota le Riserve naturali regionali del Lago Pantano di Pignola del Lago Laudemio e del Lago Piccolo di Monticchio che costituiscono un’ importante stazione di transito e nidificazione per numerose specie di uccelli stanziali e migratori come lo svasso maggiore, il tuffetto, la folaga, la gallinella d’acqua; tra i passeriformi: il cannareccione, il pendolino.

Salamandre e tritoni italici oltre che lupi sono gli ospiti più conclamati della riserva del Lago Laudemio e frequentatori dell’oasi wwf del Pantano sono il riccio, la volpe, la faina e la donnola. Pescose sono, inoltre, le acque dei tre laghi dove si trovano la trota iridea, il luccio, la scardola, la carpa, il carassio dorato, la tinca, l’alborella, il triotto, l’anguilla, il pesce gatto e il cavedano.

Nella Riserva regionale Abetina di Laurenzana tra faggi, cerri e abeti bianchi si può udire il verso di picchi rossi e dei più rari picchi neri, imbattersi in martore, faine, lupi e rapaci come il nibbio reale e la poiana. Si alternano pioppi, salici e tamerici, eucalipti e pini, orchidee selvatiche nel Parco della Val d’Agri e Lagonegrese e nella Riserva

 

PIANURE E COSTE

Dallo Jonio al Tirreno: flora e fauna marina

Gli aromi del mar Tirreno salgono e si mescolano con i profumi che il vento ruba alle alte cime montuose, ricoperte di un fitto mantello di macchia mediterranea costituita da leccio, lentisco, fillirea, euforbia arborea , ginepro, terebinto, olivo , fico e carrubi. Tra spiagge sormontate da rocce, che offrono riparo a una miriade di uccelli, sorge su uno sperone l’antico borgo di Maratea. Ai sub escursionisti o agli amanti della pesca subacquea si mostrano, tra grotte e anfratti, posidonie oceaniche (piante vascolari endemiche del Mar Mediterraneo), stelle marine, spugne, ricci, spirografi ed è facile imbattersi in polpi, cernie, spigole, pezzogne, cefali e saraghi. E sull’isola di Santo Janni si può incontrare il “drago”, una particolare lucertola di colore azzurro.

Sulla costa ionica dai fondali sabbiosi, crescono, invece, l’eringio marittimo, il giglio di mare e l’ammofila arenaria, oltre a ginepro, lentisco e mirto. Ricca è l’avifauna tra cui : la Spatola, il Mignattaio, l’Airone maggiore, l’Airone cenerino, il Totano moro, il Cavaliere d’Italia, lo Svasso maggiore. Molti sono i mammiferi (tra cui volpi, tassi e faine) presenti nella Riserva di Bosco Pantano di Policoro. Significativa è la presenza della