Le masserie: sentinelle di pietre tra le colline del materano

C’è un’area della Basilicata, compresa tra l’alta Murgia, le valli lucane e il mare Jonio, in cui storia, cultura ed economia sono venute formandosi, oltre che nei piccoli centri e nelle città, attorno a complesse strutture residenziali e produttive, legate al latifondo e alla campagna, denominate “Masserie”.

In alcuni casi, per via della loro grande importanza socio-economica, queste strutture venivano fortificate e protette con torri difensive circolari o a pianta quadra, con mura di cinta perimetrali e con camminamenti di ronda a difesa del granaio, degli armenti e dei contadini che al loro interno operavano e vivevano. Queste strutture presero il nome, a partire dal XVI secolo, di “masserie fortificate”

Un po’ di storia

La masseria, diretta discendente dell’antico “casale”, rappresentava il perno d’una vasta organizzazione produttiva imperniata sull’agricoltura estensiva e sull’allevamento. Risorta a cavallo tra il XVI e XVII secolo, periodo della dominazione spagnola del Mezzogiorno e della “rifeudalizzazione” delle campagne, la masseria, attraverso il fenomeno della transumanza, diede vita ad una fitta rete di tratturi, tratturelli e bracci colleganti la struttura rurale con la città, il mare e la montagna.

Molto distanti tra loro, le masserie erano solitamente ubicate su rilievi, in modo da poter controllare le vie di comunicazione e i corsi d’acqua non meno che ogni altro elemento della vasta possidenza terriera che le componeva.
L’intera proprietà veniva, di norma, organizzata sulla base di un solo indirizzo che determinava le altre attività economico – produttive (svolte nel complesso centrale). Altre funzioni specifiche, invece, venivano localizzate nelle masserie di servizio e le attività di pastorizia erano espletate nei cosiddetti Jazzi: strutture satellite poste nei luoghi di “maggiore comodità per le greggi”.

Il controllo dei punti chiave dei tratturi e delle grandi proprietà, infine, era affidato a torri di guardia poste in punti strategici. In molti casi furono proprio queste torri a fungere da base per la nascita, a partire dal 1500, delle “masserie fortificate” che ebbero, a cominciare dal XIX secolo, il loro periodo di massimo splendore.

Ogni masseria era strutturata come un centro autonomo. Al suo interno si svolgevano molteplici funzioni ed il lavoro, sicuramente gravoso e scarsamente remunerato, era compensato dal sentimento di solidarietà e religiosità regnanti all’interno di queste strutture.

La monotonia della vita quotidiana era interrotta in occasione di festività, legate al mondo agricolo, durante le quali la masseria diveniva luogo di “vita frenetica ed intensa” con canti, danze, poesie e stornelli ad allietare le serate di festa e a tramandare storie e leggende legate alla vita della comunità rurale.

La masseria fortificata è un insediamento rurale adibito a residenza padronale permanente o temporanea.

E’ a semplice insediamento produttivo con elementi costruttivi atti alla difesa e, infine, con un elemento caratteristico: la torre.

Quest’ultima si presenta sotto due forme. Una è circolare, a struttura piena fino alla casamatta, l’altra è a pianta quadrata, cava internamente, con spazi sfruttati in ambienti sovrapposti.

Altri elementi comuni alla “masseria fortificata” sono le garitte pensili, le caditoie, le torrette soprelevate o in sporto, le mura di cinta con camminamenti di ronda e le feritoie.

Questo tipo di struttura residenziale svolse un ruolo di rilievo, soprattutto nel periodo del “grande brigantaggio” (1860 – 1870) ma anche in seguito, quando rappresentò il baluardo contro l’abigeato e a favore della produzione agricola e del bestiame.

L’arte dei pastori

L’arte pastorale del materano, ancora praticata fino alla seconda metà del 1900, si serviva del legno, del corno bovino e del giunco come materiali prediletti. Era composta, per lo più, da oggetti d’uso quotidiano ma anche caratterizzata da piccole, suggestive sculture in legno e in corno bovino (di cui interessanti esempi sono oggi conservati all’interno del Museo Ridola di Matera ).

Le Masserie del materano:
Masseria Pini di Santoro
La masseria appartenne alla famiglia Santoro di Matera. Il suo toponimo “dei Pini”, invece, fu dovuto ai numerosi alberi di questo genere che, un tempo, ne ombreggiavano gli edifici dei quali però, oggi, non resta alcuna traccia.

Dal punto di vista architettonico la masseria è composta di due fabbricati. Uno risalente alla prima metà del 1700 ed un secondo, accorpato al primo, ultimato nel 1844.

Il complesso si presenta con una corte interna chiusa da due edifici ed una linea di stalle per gli animali da lavoro. Al centro il pozzo con abbeveratoio. Il primo piano era destinato a residenza ed il piano terra ad ambienti di servizio in uno dei quali, perfettamente conservati, fanno mostra di sé il grande camino cucina ed il forno a parete.

Sul fronte principale sta la cappella sormontata da un campanile a vela e ai vertici dell’edificio, inoltre, due garitte casa mattate.

Una serie di feritoie lungo il parapetto completavano la difesa passiva.

Sul retro dell’edificio è visibile una veranda coperta, arricchita da una balaustra a colonnine di tufo lavorato. Si tratta, probabilmente, di una modifica apportata alla severa architettura della masseria fortificata dopo la fine del brigantaggio, quando la raggiunta tranquillità nelle campagne consentì la trasformazione della struttura agricola in “masseria – villa”.

Parte integrante della masseria è lo “jazzo” che sorge poco distante dalla struttura agricola direzionale. Quest’ultimo, in discreto stato di conservazione, rappresenta uno dei migliori esempi di ovile edificato con la tipologia classica Ottocentesca.

Lo Jazzo

Lo Jazzo è una struttura rurale destinata all’allevamento del bestiame. Se l’origine del nome è incerta, la sua struttura è architettonicamente simile in tutto il comprensorio materano.

Questa struttura rurale era “edificata” in modo tale da rispondere a tutta una serie di esigenze diversificate a seconda del tipo di allevamento.

Grande attenzione all’interno dello jazzo era prestata alle varie fasi dell’attività pastorale: dal luogo per il ricovero del bestiame ai locali per mungitura, dalla lavorazione e prima conservazione del prodotto caseario all’alloggio per i pastori ed i mandriani.

Nella Murgia esisteva un tipo antico di Jazzo non costruito, ma ricavato in grotte naturali attraverso ampliamenti ed adattamenti. Le maggiori masserie avevano più Jazzi situati a distanza variabile dal complesso direzionale.

Alcune Masserie fortificate: Torre Spagnola

Costruita attorno ad una torre risalente alla fine del 1500 ha, tutt’intorno, una serie di edifici accorpati tra il XVIII e il XIX secolo.

La “Torre Spagnola” si erge tra l’altipiano murgico materano e le “Matine di Santeramo” su una collina ad oltre 400 metri sul livello del mare.

La masseria, a corte interna, si sviluppa su pianta rettangolare il cui vertice destro è imperniato sulla torre (edificata dagli spagnoli tra il 1596 e il 1600 come elemento di guardia e di controllo sulle vie commerciali colleganti il Materano al Barese e al Tarantino).

Il complesso è accessibile da un bel ingresso ad arco (sovrastato da un’edicola al cui interno campeggiava, fino a pochi decenni fa, la statua di san Domenico) che ha uno stemma gentilizio non ancora decifrato.

A caratterizzare questa masseria (dichiarata “particolarmente importante” ai sensi della legge 1089 del primo giugno 1939) come “fortificata” è il suo terrazzo merlato, dotato di piccole mensole, di una saettiera e di una caditoia per la difesa piombante.

Masseria “Fontana di vite”

Vista da lontano, questa masseria posta a 405 metri sul livello del mare, ha l’aspetto di un piccolo fortilizio. Tra i suoi vari edifici spicca una torre quadrata (forse del 1700), la cappella, con pregevole prospetto a capanna, dal cui timpano si eleva un campanile a vela, sormontato da una sottile croce in ferro battuto.

Peculiare alla masseria “Fontana di vite” è inoltre la presenza, a circa cento metri dal plesso centrale, d’una serie di “casalini” destinati ad alloggio dei lavoranti fissi di questa struttura.

Si tratta di costruzioni monovano di tipo unifamiliare con tetto a capanna arricchito nella punta d’incrocio da un decorativo pinnacolo.

Uno di questi casalini presenta alla base la scultura d’una bianca colomba di notevole valore estetico, segno dell’abilità di un maestro muratore dell’epoca.

Masseria Venusio

Questa masseria è ubicata in agro materano, andando verso Altamura. Si trova in una zona pianeggiante cinta da basse colline ed ha rappresentato, nel XVIII secolo, un esempio mirabile di fusione agricolo – residenziale.

L’edificio si articola su due livelli: il piano terra, per i servizi d’azienda, e il piano superiore dove trovavano sistemazione gli alloggi padronali.

La masseria, costruita in conci di tufo con un impianto irregolare, ebbe a più riprese modifiche funzionali alle attività che si svolgevano al suo interno.

Malgrado oggi la masseria Venusio versi in condizioni difficili, per via d’un abbandono di oltre mezzo secolo, resta comunque una struttura degna di nota.

All’interno della fabbrica, tra l’altro, si riscontrano delle date incise su due architravi. Una è quella del 1609 e l’altra del 1738 (quest’ultima sull’architrave della chiesa), a conferma della costruzione per gradi e tappe che ha caratterizzato l’insieme degli edifici.Il rilievo di questa masseria è nella severità, sia strutturale che decorativa, che si riscontra nelle ampie lesene scarpate, nel corposo ingresso del 1738, definito da una greve scalinata, che conduce agli ambienti padronali, e nel terrazzo con balaustrata.

Masseria Malvezzi

Conosciuta anche col nome di “Casino del Duca”, la masseria Malvezzi è ubicata in agro materano, in direzione di Gravina, a soli sette chilometri dal capoluogo di provincia Matera.

E’ una masseria a corte interna con una destinazione agricolo – residenziale che rispecchia l’orientamento dell’epoca in cui fu edificata (intorno alla metà del 1700).

Il complesso, che si adagia su di una media collina dominante un ampio territorio compreso tra le alture di Igino, Timmari e Picciano, fu costruito a più riprese tra il 1769 e il 1905 e rappresenta una sintesi degli elementi migliori dell’arte costruttiva “appulo – lucana”.

La sua parte residenziale, che comprende un magnifico giardino per aiuole, fontane e piante varie, si compone di una costruzione a due piani con, a piano terra, tre finestre sagomate ed un ampio ingresso che immette in un androne di disimpegno, mentre il primo piano presenta un’estesa balconata in grado di scrutare tutto il fronte.

Un ulteriore dato interessante è la presenza della cappella familiare che rilancia, in modo inoppugnabile, la destinazione residenziale dell’intero complesso.