L’informazione istituzionale ai tempi del Coronavirus

di Sergio Palomba

Che l’Italia si chiuda, prima che un dato di fatto, è una necessità.

Il Governo poteva decretarlo prima? Forse, ma mai come in questo caso – in una situazione che è solo parzialmente prevedibile con le statistiche cinesi – coi se e coi ma non si va da nessuna parte.

E infatti occorre stare a casa, senza recarsi altrove manco con l’immaginazione, a meno che non si tratti di una way-out da quello stato d’ansia latente con cui anche chi ha sempre vissuto sereno, in questi ultimi giorni, ha dovuto fare i conti.

La Basilicata, da ieri, è off-limits. Il governatore Bardi ha emesso un’ordinanza che prevede il divieto di spostamento delle persone in entrata e in uscita dalla regione.

Andava fatto, considerato che l’incremento dei contagi, in parte e soprattutto al Sud, è stato determinato dagli spostamenti di residenti verso l’esterno e da quelli dei fuorisede di ritorno.

Va detto, infatti, che tendenzialmente la comunità lucana si sta dimostrando responsabile e coscienziosa, se si escludono le bravate di ragazzini in tempesta ormonale, di qualche anziano che avrà rivisto “Terminator” troppo di recente o di esponenti dello Stato o della sanità troppo sicuri di se o più ragionevolmente dei propri tesserini.

In gran parte si rimane tra le mura domestiche, si esce per la spesa, in alcuni casi si stressa troppo il cane (che mai come oggi è tornato ad essere il migliore amico dell’uomo) ma in definitiva, dopo l’insofferenza dei primi giorni, ognuno di noi sta riscoprendo casa propria.

Ma l’equilibrio è precario, soprattutto quello mentale e per chi è più facilmente suggestionabile.

Ogni giorno ne esce una nuova: il complotto oggi nasce ad Occidente mentre ieri risiedeva in Oriente; il virus ieri si curava con la cannabis legale e oggi si alle con gli antinfiammatori.

Servono chiarezza, sincerità, univocità, perché la disinformazione si annida e prolifera quando dove non riesce a giungere l’informazione, a meno che non sia artatamente costruita.

Che sia per una lacuna culturale o per una debolezza caratteriale, chi si agita per le famigerate “fake news” va aiutato. Di volontari, tra chat e social network, ce ne sono tanti, fossi un amministratore avrei agito per promuovere con la “solidarietà digitale” iniziative in tal senso, anziché illudere il cittadino di insegnargli mestieri innovativi attraverso la formazione a distanza.

E in questo, purtroppo, i più informati devono dolorosamente prendere atto che la Basilicata, come apparato di governo, sta facendo un passo indietro.

La task-force per l’emergenza, ieri sera, ha laconicamente annunciato che gli aggiornamenti quotidiani sui contagi non saranno più due, bensì uno soltanto. Non più alle ore 12 e alle ore 18 ma soltanto a mezzogiorno.

Se si aggiunge che le ultime positività di ieri non sono state circostanziate con la provenienza, è facile comprendere perché urga un riequilibrio della comunicazione ente-cittadino o, così forse è più chiaro, eletto-elettore.

Dimezzare gli aggiornamenti significa alimentare ulteriormente la diffusione di notizie distorse o, peggio ancora, false, allo stesso modo di omettere dati che permettano ai cittadini di autoisolarsi, come ha fatto il sottoscritto ancora prima che fosse raggiunto da una telefonata degli instancabili operatori specializzati dell’Asm, medici e non, che imponesse la quarantena.

In questa Basilicata dove i tamponi sono agli sgoccioli, ad esempio, non è ancora noto che altri medici sono risultati positivi e intanto circola di tutto e di più nell’indifferenziato pastone del web.

Caro presidente Bardi, in un momento come questo la comunicazione coi cittadini è vitale poiché soltanto loro possono determinare in modo concreto, a livello locale quanto nazionale, l’andamento di questa emergenza. Tuttavia serve incoraggiarli, tranquillizzarli, condividere con loro preoccupazioni e timidi ottimismi così come i dati importanti per la prevenzione dei contagi.

Ma questo non si ottiene col “passo e chiudo” degli stringati comunicati della task-force regionale, che da oggi si dimezzano, ma con il confronto diretto, anche attraverso il filtro qualificato coi giornalisti in una conferenza stampa quotidiana come fa la Protezione civile a livello nazionale. D’altronde chi lavora nei media di un comunicato alle 12 se ne fa poco se poi gli fa seguito il silenzio.

Ci rifletta, si ritagli mezz’ora al giorno del suo tempo per incontrare i cittadini che sono chiusi in casa e rispettano le ordinanze sue e dei suoi superiori, faccia sentire la comunità più partecipe del suo futuro, glielo hanno chiesto anche i consiglieri dell’opposizione senza fare opposizione, e vedrà che forse non solo #andratuttobene ma #andratuttomeglio.