Le Malacarne. La pazzia per punire le donne ribelli

Le Malacarne.
Il pretesto della pazzia per punire le donne ribelli .
Uno dei crimini più subdoli perpetrati dal fascismo in Italia è stato l’uso dei manicomi per reprimere comportamenti femminili ritenuti trasgressivi.
Nel ventennio si fece un salto all’indietro di secoli, nel buio medioevo.
Se si guarda alle cartelle cliniche è facile accorgersi di come ad essere medicalizzata fosse stata la “sfera dei sentimenti”: “emotività, paura, rifiuto, quando non incanalati”, erano deviati in “un indicibile tormento”, con “manifestazioni a colorito depressivo che avevano perlopiù congelato le pazienti in stato di torpore e apatia”.
È in questa fase storica che in manicomio finisce la “malacarne” che, “nella sua destinazione di genere”, è composta da “quelle donne che si discostano dall’ideale fascista della sposa e madre esemplare.
Quelle che con le loro condotte intemperanti, con le loro esuberanze, con la loro inadeguatezza fisica, rischiano di intaccare il patrimonio biologico e morale dello Stato”.
Mussolini e il suo governo fascista promulgarono delle leggi per impedire alle donne di lavorare all’esterno della famiglia. Pochissime le donne che potevano studiare e frequentare le Università. Cosi le donne rimasero “prigioniere”, oppresse in un sistema famiglia da servire e riverire, il cui unico ruolo era all’ombra dell’uomo, marito o figlio che fosse.
In uno di questi manicomi, furono internati Ida Dalser e Benito Albino Dalser nato dal rapporto della donna con Benito Mussini. Sia la donna che il ragazzo morirono in un manicomio.