Le strade che non ti perdi

Su queste strade non ti perdi, sembra di si, ma non ti perdi. Sono regolari, tagliano le valli, costeggiano i fiumi e i torrenti, curve, qualche bivio ma tutto ha una logica. Da est a ovest, dal monte al mare, qualche deviazione, ogni tanto una frana che restringe e allontana. Ma in queste strade non ti perdi; è così semplice che sembra banale. I paesi picchettati sulle cime dei monti e delle colline accompagnano la strada e i viandanti. Dai boschi delle sorgenti ai giardini del medio fiume fino ai frutteti e alle spiagge delle foci una riga taglia e divide. Si fronteggiano campanili e castelli e chiese dirute, rombi di auto e stridio di trattori. A valle i capannoni uguali indicano la modernità e il nuovo che non avanza ne avanzerà solo con la bussola economica e la retorica dello sviluppo imitativo. I mercati qua sono fatti di gente e di urla. Le borse sono quelle da riempire di frutta, pane e altri prodotti comprati al super market, botteghe dall’insegna nuova. I titoli sono pochi e chiari: il prete, il sindaco, il dottore, il maestro e il professore. Poi ci sono i soprannomi, per famiglia, attitudine, difetto, storia, ma è un’altra storia.
Le strade tagliano le valli e i crinali da giù a su, accompagnano gli uomini che devono fare i conti con il cielo e la terra. Con i santi e con le carte e ad entrambi ci si affida. A volte non c’e neanche l’idea dell’ ombra e si chiede un po’ di pioggia che non è mai un po’ di pioggia. Tanti scendono verso le zone nuove, pochi salgono su verso la piazza della chiesa o del comune o la piazza dell’orologio o dei caduti tra le vie tessute come tela di ragno che avvolgono e portano al centro.
Tra queste strade non ci si perde neanche volendo.
Il punto, però, proprio è questo: l’unico modo per perdersi e perdere è la fuga da queste strade.
A vedere le foto di Cristina Consoli, giovane fotografa di talento di Miglionico (MT) questi pensieri sembrano intessuti nei suoi tagli di luce