Omaggio al Super Santos

Chi della generazione prima dei “Millennials” non ha mai dato un calcio al Super Santos? Io me lo ricordo che costava 500 lire e si vendeva al negozio di alimentari.

Mi ricordo del vento che gli faceva fare traiettorie impossibili, copiate anni dopo dai vari Holly e Benji. Ricordo le vetrine rotte e i salti nei fossi a recuperarlo.
Ricordo le macchine che si fermavano per strada perchè si sapeva che se sbucava un pallone prima o poi sarebbe passato un bambino a inseguirlo.
Ricordo, che per una forza misteriosa, si incastrava sempre sotto l’unica macchina parcheggiata e che sembravamo marines per come eravamo bravi a scivolare sotto l’auto e per come ne uscivamo macchiati di olio e polvere.
Ricordo gli anziani, che esasperati, uscivano di casa pronti tra improperi e armati di forbice; sembravano Edward mani di forbice.
Mi ricordo delle pietre a segnare i limiti di una porta e il campo che iniziava e finiva a piacere. E che si tirava il tocco per decidere chi doveva stare in porta (che poi il portiere non stava mai in porta perchè era un portiere volante).
E che le partite duravano una vita e terminavano con “chi segna vince” anche se eri sotto 20 a 1.
Mi ricordo che si faceva la colletta per comprarlo.
Ricordo gli “Ohhh” e i “E mò?” quando finiva su un balcone “ostile”, e si ricominciava la colletta.
Poi arrivarono i cugini dalla Germania e portarono il pallone di cuoio.