Una tentata violenza sessuale in pieno centro storico, in via Ridola, dove qualche settimana prima è avvenuta una rissa, come quelle che – in pieno giorno e contemporaneamente – hanno costretto passanti e automobilisti a fermarsi – poco fuori dal centro e su due vie quasi parallele – per porre fine a una scena davvero brutta. Nel rione San Pardo, giorni prima, si è verificato l’ennesimo caso di violenza familiare, inflitta da un uomo alla propria compagna e al figlio. Qualche centinaio di metri più su, verso il centro, tra via Istria e via Annunziatella, nel giro di poche notti ignoti hanno commesso furti ai danni di piccoli commercianti, per intenderci bar, saloni di bellezza, barberie e addirittura macellerie. Nei Sassi, il cuore della storia di Matera, trasformatisi con gli anni nel salotto della città per strutture ricettive e residenze recuperate, i vandali mutilano opere d’arte, si danno al consumo compulsivo di alcol e stupefacenti acquistati in loco pensando di consumare così il proprio ’68. Addirittura un uomo (?), qualche tempo fa, ha pensato di prendere a calci la propria compagna incurante di essere ripreso dallo smartphone di una residente alla quale – tra l’altro – il partner consigliava di “farsi i fatti suoi”.

In altre zone d’Italia questa potrebbe essere la pagina di cronaca di un qualunque quotidiano locale ma purtroppo questa è l’estrema sintesi di quanto accaduto, soltanto negli ultimi due mesi, a Matera. Sì, non tornate indietro con lo sguardo, avete letto bene: nella città che appena un anno fa era capitale europea della cultura.

E se tutto ciò (purtroppo) altrove è routine, qui non lo è. E non lo è mai stato. Matera, per definizione, è sempre stata un’isola felice, perlomeno dopo degli anni ’90 turbolenti per una serie di fenomeni di criminalità organizzata emergenti durati molto poco.

La città, dopo il lockdown, sembra essere uscita da casa col piede sbagliato. Colpa della crisi? Forse in parte, ma non è certamente perché non si ha il pane che si picchia una donna o si danneggia una statua. Non si può stare a guardare e il riferimento non è alle forze dell’ordine, che ovviamente fanno il proprio lavoro, ma soprattutto a chi dovrebbe alimentare, con il proprio operato, un rapporto costante di ascolto e condivisione con la comunità cittadina. Il riferimento è all’amministrazione comunale e alla sua ormai proverbiale autoreferenzialità ma anche alle associazioni, agli attori principali della vita culturale della città, che sembrano essersi persi in elucubrazioni post-2019, dimenticando la militanza sociale delle origini.

Ora ci penserà la campagna elettorale a trasformare questo scenario in opportunità (politica): le destre daranno la colpa ai soliti immigrati, anche se di questi fenomeni ne sono protagonisti principalmente i materani stessi; la sinistra proverà a promuovere qualche fiaccolata simbolica per esorcizzare il male e dare la colpa al populismo dilagante. Il centro terrà una fiaccola in una mano e un cerino nell’altra. A meno che non si finisca nuovamente tutti alla stessa tavola.

Nel bel mezzo c’è una città che naviga ormai a vista ed ha ancora qualche energia residua da impiegare per provare ad affrontare la tempesta. Ma ci sono correnti che la stanno spingendo alla deriva. Una deriva veramente pericolosa.

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