Non ne usciremo migliori. Saremo quello che siamo.

Matera durante il lockdown

Il periodo “covid” del “ne usciremo migliori” ci ha regalato un quadro diverso dal quello che in tanti speravamo. Non ci ha reso nemmeno peggiori, ha solo mostrato i lati più oscuri di ognuno di noi e del nostro rapporto con gli altri e fatto uscire allo scoperto i limiti relazionali con il diverso, il più povero, con la comunità, con il sentimento di equità e solidarietà.

L’Italia è quel Paese pieno di calli che lavora fino a sera inoltrata, rientra a casa zeppa di preoccupazione e trova comunque l’energia di essere genitore (e chi se ne fotte di che sesso e con che sesso per compagno) e si arrampica su un mutuo che diventa sempre più difficile, intrisa di tristezze per un regalo che non ci si può permettere o una vacanza che non si riesce a regalare.- Così scriveva Giulio Cavalli qualche tempo fa, a ragion veduta. Il tempo non ha smorzato le tristezze e le preoccupazioni.

Bianco, nero, viola, etero, omo, bi/trisex, cattolico Romano apostolico, ebreo riformato conservatore ricostruzionista, islamico sunnita sciita kharigista, tutto quello che vuoi. Ma senza lavoro non c’è differenza che tenga. L’unica differenza è dove sei nato e in quale famiglia.

Ci dicono che odiare chi sta peggio ci può aiutare. Ma non ho mai visto nessuno odiare e riuscire a pagare il mutuo a fine mese o mandare il figlio a scuola calcio, eh già perché oggi anche per giocare e regalare uno straccio di felicità ai figli bisogna pagare. E se sei senza lavoro perdi anche la dignità di uomo, padre, madre.

E non resta che pregare o odiare.

Ma ti dicono di odiare chi sta peggio di te e non ti dicono di indignarti contro chi ogni giorno sta distruggendo diritti e conquiste.

Contro chi sta demolendo la struttura sociale di una nazione, verso chi sta trasformando l’ascensore sociale in un treno merci di uomini e donne che lasciano il loro paese, per essere carne da macello in un posto che non hanno scelto.

Un ascensore sociale che permetteva ai figli di avere una vita migliore dei genitori e invece oggi vede i genitori accompagnare i figli alle stazioni, sempre più vuote.

E non resta che fare finta di sorridere perché il pianto non te lo puoi permettere davanti agli altri, è un affare privato.

Si può essere di qualunque colore, attitudine, credo, però la fine del mese sarà uguale per chiunque.

Con la sensazione di sentirsi più poveri anche nei sentimenti.