Domenica 23 novembre 1980, ore 19 e 34.
90 secondi e il mondo da allora in poi per migliaia di persone non sarebbe mai più stato uguale a prima.
Uguale solamente a qualche minuto prima.
Una frattura nell’anima, più che nella faglia nella terra, avrebbe accompagnato e tutt’ora accompagna le loro vite.
In 90 secondi un passato fatto di condivisioni, sacrifici, emozioni, viene raso al suolo insieme a tante case.

Il mostro, come lo chiamano ancora alcuni, si portò via interi paesi.
Portò via, insieme alle mura, anche l’intimo, il più personale che nessuna ricostruzione avrebbe mai più riconsegnato. Famiglie si separarono, amici si persero, sogni si infransero.
Il mostro non si era preso solo il passato, aveva annullato anche il futuro.
Esisteva solo il presente fatto di macerie materiali e umane. Il futuro era diventata una parola vuota. E il passato era sotto le macerie.

Oggi 23 novembre di tanti anni dopo, molto è stato ricostruito, tanto è stato fatto, molte le polemiche, tante le speculazioni e ancor di più i caimani che ci hanno speculato.
Oggi 23 novembre alcuni decenni dopo, nonostante le gioie, i figli, i lutti, i tanti Natali, le stagione che si sono succedute, i solleoni e le nevicate, le feste di compleanno, i figli diventati uomini e donne, i genitori da ricordare, nonostante la vita abbia aggiunto emozioni forti, momenti felici e dolori, nonostante una vita si sia riempita, il mostro si è appropriato di un pezzo di anima.
Solo 90 secondi sono bastati per perdere un pezzo di vita.

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