Nitti, i fascisti e i Sannicolesi

Francesco Saverio Nitti

Francesco Saverio Nitti non si sente sereno a Napoli, dove vive e insegna all’università.
Il clima di intolleranza verso gli antifascisti si sta facendo sempre più pesante e le violenze delle squadre d’azione non risparmiano nemmeno un notabile come lui.
Decide così il Nitti di andare a Melfi, sua città nativa, che anche se lontana dai centri della politica e della cultura, è però più tranquilla e sicura.
A Potenza dove la notizia della sua partenza da Napoli circolava già da diversi giorni , viene però riconosciuto dai fascisti, i quali già da tempo si erano ripromessi di dargli una severa punizione. Per fortuna, al Nitti, un antifascista della città rivela il piano preparato in suo danno e lo persuade a darsi alla fuga.
Le camicie nere, che nel frattempo si erano organizzate per la spedizione punitiva, sono comunque decise ad inseguirlo.
Nitti avverte il pericolo, comprende che se dovesse essere raggiunto per lui sarebbe la finee, giunto nei pressi del quadrivio della frazione di San Nicola (frazione di Pietragalla in provincia di Potenza), chiede aiuto a Donato Ciambrone, postino di Pietragalla, e a Giuseppe Romaniello (Birinitt), i quali si
trovavano in attesa del carretto della posta che stava per sopraggiungere proveniente da Pietragalla.

L’aiuto viene altresì richiesto ai fratelli Leonardo e salavatore De carlo (Titilat), i quali abitavano nelle immediate vicinanze del quadrivio stesso. Nitti, in particolare, dopo essersi presentato e qualificato agli occasionali astanti chiede loro aiuto e li esorta a fermare i fascisti che lo stavano inseguendo.
I signori si mostrarono subito disponibili a dare aiuto all’illustre malcapitato e rendendosi conto che da soli ben poco avrebbero potuto fare, cercano la collaborazione di altri abitanti del posto. In particolare vengono fatti intervenire i fratelli Giuseppe (lu sana purcedd) e Vito Donato Pietrafesa (Cap iang).

Piazzetta della Solidarietà,
così chiamata a ricordo dell’evento e del gesto di grande solidarietà
o anche “dei Baci”

Mentre tutti insieme decidono sul da farsi, la notizia man mano fa il giro della contrada e, nel volgere di pochi attimi, accorrono anche Vito Pietrafesa (Vitariedd), Nicola Romaniello (Ifurgiar), Nicola Gruosso (La grossa), Vito Pietrafesa (Biffi). Con inaudita celerità e tempestività, un ammasso di pietre, fascine, barili, vecchie botti e legname di ogni sorta, viene adagiato sulla strada, in modo da costituire un’autentica barricata tanto da ostacolare il passaggio degli inseguitori e consentire al Nitti di dileguarsi verso luoghi più sicuri.
Ed infatti di lì a poco giunge al quadrivio di San Nicola il camion con a bordo la squadra delle camicie nere, che però sono costrette a fermarsi e a desistere dal proseguire l’inseguimento.
Nitti ormai ha fatto molta strada e riaprire il passaggio in tempi brevi non appare possibile; sicché gli squadristi decidono di ritornare a Potenza, non senza però aver prima minacciosamente avvertito gli abitanti del posto che i responsabili dell’accaduto sarebbero stati severamente puniti.
Il timore e la certezza di una rivalsa tanto violenta quanto imminente, si insinua subito nell’animo dei Sannicolesi, i quali pensano bene di trovare un adeguato nascondiglio.. ed è così che alcuni trovano rifugio nelle stanze, nei pagliai, mentre altri abbandonano le proprie abitazioni e raggiungono masserie più lontane, l’indomani, proprio come si era temuto, i fascisti fanno ritorno a San Nicolae non sono certo animati da nobile intento. Sennonché le loro perquisizioni nelle abitazioni fanno rinvenire la presenza soltanto di donne, bambini ed anziani che non hanno potuto cercare rifugio altrove.
Ed è proprio sugli anziani che i fascisti decidono di scaricare la loro ferocia punitiva: difatti zio Cola cap inag, zio Vitariedd, zio Vito di Biffi e zio Mingo Maria de i Furgiar vengono caricati sui camion e condotti a Potenza presso la sede della milizia, e quivi sottoposti alla più classica delle punizioni escogitate dal regime fascista: vengono infatti colpiti con manganelli e costretti ad ingoiare olio di ricino. Solo dopo diverse ore vengono rilasciati.
La latitanza di quanti si erano dileguati da San Nicola si protrae invece ancora per qualche giorno.

L’episodio non ebbe negli anni successivi eccessiva divulgazione, e col passare del tempo ha finito per essere dimenticato dai più.
Durante il ventennio, San Nicola e suoi abitanti suscitarono nell’animo delle milizie fasciste una tale diffidenza che non fu mai cancellata.
Anche Nitti non dimenticò il gesto che probabilmente gli aveva salvato la vita.
E fu così che, crollato il regime e finito l’esilio francese, nel mentre si recava a Potenza dove l’attendevano per i festeggiamenti, decise di fermarsi a San Nicola e ringraziare pubblicamente i locali abitanti per quel gesto coraggioso e tempestivo che gli aveva evitato una sicura e tremenda punizione.