Riprendiamoci la speranza. Riflessioni sul ruolo della cultura. 

Un unico fil rouge lega tante volontà ed intenzioni: mettere insieme energie contro un isolamento spesso voluto e orientato appare necessario, e quindi sono necessari operatori che vogliono comunicare, creare, contribuire a colmare arretratezze, a considerare la cultura per quello che deve essere “un bene comune” primario, essenziale per la crescita di una Comunità. Nonostante la violenza messa in campo dalla disgraziata pandemia, e tra indescrivibili difficoltà, si avverte una diffusa volontà a progettare per ripartire e produrre. Forse perché si fa strada l’idea che il momento è nonostante tutto “favorevole” per “pulire”, “asciugare” strategie da mettere in campo. Una rinascita delle creatività. Chiamando a raccolta nuove intelligenze, pensieri giovani con esperienze innovative per quelle occasioni di incontro e approfondimento. Allora forse c’è ancora necessità di un luogo d’incontro. (Dalla prefazione di Massimo Brancati)

Questo Quaderno, il primo di una serie,  raccoglie scritti di autori vari che si sono confrontati su un tema spesso abusato, la Cultura.

Autori nazionali come Giulio Baffi, docente universitario, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, giornalista su La Repubblica,  Aurelio Gatti, coreografo e regista collaboratore di prestigiose istituzioni culturali nazionali ed europee,  e figure di forte tradizione come Antonio Califano, mai omologato al pensiero del momento e cultore del pensiero critico,  docente di generazioni  di studenti e attivista sociale e culturale attraverso la rivista Decanter che ha diretto per anni, laboratorio di analisi e di dibattito politico-sociale.

Figure storiche della cultura e dell’analisi sociale lucana come  lo storico e saggista Giovanni Caserta, autore di numerose pubblicazioni e ricerche, e il sociologo Armando Tita autore di una consistente produzione di articoli e riflessioni. I loro contributi sono stati caratterizzati per la ricerca e la puntualità dei riferimenti e confronti dei diversi contesti socio-culturali.

A questi si sono aggiunti figure diverse per formazione ed esperienze, come Rosanna Salvia, ricercatrice dell’Università degli Studi della Basilicata che si occupa di sviluppo locale e Giovanna Cuoco avvocata, consulente ministeriale per la ricerca, programmazione, progettazione.

Il Titolo “RIPRENDIAMOCI LA SPERANZA. Riflessioni sul ruolo della cultura”, richiama la volontà di riprendere un cammino che ai bivi ha scelto percorsi più agevoli e sicuri lasciando agli sherpa il compito di custodire la memoria di antichi percorsi e di indicarli a chi ha voglia di sporcarsi e non ha perso l’utopia del meravigliarsi a ogni passo.

Riflessioni che coinvolgono azioni e dinamiche di un tempo che ha smesso le scarpe della speranza del pensiero critico per indossare quelli del sapere e del fare tecnologico. Si avverte l’urgenza del dialogo costruttivo, di un confronto attorno alla parola e al ruolo della cultura come strumento capace di affrontare la crescente complessità tecnologica, sociale, politica e gli effetti di reciproca interazione.

Il Quaderno nasce, quindi, da una esigenza di un dibattito che man mano sembra scemare, anche in virtù della compressione degli spazi formativi e di interazione reali, a favore di un aumento di luoghi virtuali e digitali sempre più presenti e permeanti nel nostro quotidiano.

Questo Quaderno ha visto la luce intorno ad un tavolo di un bar mentre ci si raffrontava su questioni di carattere quotidiano legati ai vari percorsi e sviluppi che la cultura, intesa come prodotto dell’uomo e della sua società, stesse intraprendendo.

Nessuna declinazione valoriale sui modelli ma una riflessione sugli uomini e le strutture intese a produrre valore sociale, economico e pedagogico intorno alla parola cultura e alle sue infinite sfaccettature.

A questo tavolino si sono aggiunte sedie e ogni avventore ha portato con sé le esperienze, la formazione, lo stare nel mondo e nel particolare.

Si è raccolto il pensiero di vari autori, diversi per genere, provenienza, età e vissuto, tutti ad interrogarsi sulla crisi della cultura.

Dagli scritti giunge un duplice messaggio, la critica ai portatori di cultura e una speranza rivolta alla crisi, speranza che è nella parola stessa crisi, la cui etimologia originariamente indicava la separazione la trebbiatura della granella del frumento dalla paglia e dalla pula. Da qui il primo significato di derivazione agricola di “separare”, poi traslato in scegliere.

La crisi della cultura, quindi, come opportunità di produrre nuovi semi discernendo il pieno dal vuoto; una spinta a saper scegliere i sentieri ai nuovi bivi in cui si poter incontrare forme di partecipazione e formazione.

Autori e portatoti di pensiero, diversi e lontano tra loro, che hanno riconosciuto a Mariano Paturzo il merito voler di riaprire una nuova stagione intorno alla cultura e il suo ruolo di mediatore e portatore di protagonismo collettivo e territoriale contribuendo a questo quaderno, che si spera sia, il primo di una serie.

Gli articoli pubblicati sono in esatto ordine cronologico della pubblicazione sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

(dalla introduzione di Giuseppe Melillo)

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