Caparezza battezza il Sonic Park Matera

di Sergio Palomba
Caparezza sul palco di Cava del Sole

Caparezza è come il buon vino: più stagiona, più migliora.

Sia chiaro: lui è uno di quelli che non ha mai deluso. Non è facile riuscirci, a meno che tu non abbia qualcosa da dire. E lui, con alle spalle 22 anni di carriera, ha da dire ancora tanto.

Bene hanno fatto, insomma, gli organizzatori del Sonic Park di Matera a scegliere “Exuvia”, il tour con cui il rapper di Molfetta è tornato live dopo quattro anni di assenza, come concerto di apertura della prima edizione, gemella dell’omonimo e già rodato cartellone di Stupinigi (Torino).

Caparezza ha dominato il palco della Cava del Sole ininterrottamente per oltre due ore e mezzo, accompagnato dalla band di sempre, da un gruppo di ballerini e da una serie di imponenti macchine scenografiche di cartapesta, realizzate dall’artista del Carnevale di Putignano, Deni Bianco.

Chi segue Caparezza, infatti, sa che i suoi dischi, dal vivo, diventano dei diorami: la musica si fa performance, diventa teatro, un viaggio dove lui è protagonista e, al contempo, narratore: una specie di Virgilio arguto, ironico, tagliente e dispettoso.

Il paragone dantesco non è un caso: “Exuvia”, l’ultimo album in studio uscito lo scorso anno, nasce da una selva di pensieri che, idealmente, viene rappresentata sul palco mescolando creature leggendarie, Van Gogh, Ariosto, i videogame, l’esoterismo, il rap, il rock e il synth-pop, brani vecchi e nuovi, che diventano funzionali ad una narrazione più ampia, nella quale Caparezza emoziona, insegna, fa ridere e sorridere ma, soprattutto, fa riflettere. In modo spontaneo, attraverso il linguaggio della musica.

“Exuvia”, d’altronde è tutto incentrato sul cosiddetto “rito di passaggio”, e lui, che dal Mikimix degli anni ’90 è diventato Caparezza per poi evolversi continuamente per contenuti e messaggi, lo ha compiuto e continuerà a farlo, essendosi definito “uno che si annoia facilmente”. Spetta a noi, attraverso il suo show, riuscire a intercettare il nostro obiettivo e raggiungerlo, fuori dalla selva dei nostri pensieri fino a riveder le stelle.

Caparezza è un grande artista, insomma, così come il Sonic è un gran festival che ha compiuto anch’esso il suo rito di passaggio: da idea a realtà, una bellissima realtà.

 

La gallery fotografica di Giuseppe Petragallo:

La scaletta del live:

Intro

Canthology

Fugadà

Larsen

Campione dei ’90

Contronatura

Mica Van Gogh

Eyes wide shut

Una chiave

Il mondo dopo Lewis Carroll

Goodbye malinconia

China town

La certa

El sendero

Come Prypjat

Vengo dalla luna

Abiura di me

Zeit!

La scelta

Mi fa stare bene

Exuvia

Vieni a ballare in Puglia

Fuori dal tunnel