BRAVI A CADERE

Marracash in concerto a Matera

di Gianfranco Montemurro

 

È l’ottobre del 2019 quando sulla scena musicale italiana sbarca un oggetto alieno.

Il titolo, “Persona”, è un esplicito rimando all’omonimo capolavoro di Ingmar Bergman, film innervato da suggestioni psicanalitiche e indagine filosofica sulla condizione umana.

L’autore, Marracash, assente dalla sala di incisione da quattro anni, scommette e punta in alto: un disco che sia scavo interiore, sperimentale nel suo sovvertire consapevolmente le regole del genere musicale di riferimento.

Soprattutto, un disco pensato come fosse una confessione.

Il racconto di una caduta attraversato dai demoni interiori, ma anche un grido che è ricerca di redenzione.

“Persona” nobilita il rap italiano, dice la critica di settore.

La stessa critica che per anni ha guardato al fenomeno Marracash come all’ennesimo parto di un ambiente intossicato da
temi sempre uguali, scorge, sotto la superficie, un autore che pensa.

“Persona” è il disco della mutazione: la mutazione di un artista, ma anche e soprattutto la mutazione di un sentire collettivo, figlio di storture ideologiche, che si è fatto un’idea del rap senza ascoltarlo davvero.

Il tour che lo porterà nelle arene italiane è pronto a partire, quando la pandemia arresta il corso naturale delle cose.

Lungi dal rappresentare un ostacolo, questa è l’occasione che permette a Marracash di incrementare lo sforzo e canalizzarlo nella stessa direzione del disco precedente: tante idee da sviscerare, soluzioni testuali inedite, ricerca, autoanalisi.

“Noi, Loro, gli Altri”, pubblicato a novembre 2021, non è il disco gemello di “Persona”, ma l’altra faccia della stessa medaglia.

Rabbioso e sofferto. Colto e pop.

Martedì 26 luglio, Cava del Sole di Matera. Ospite del festival Sonic Park, Fabio Bartolo Rizzo consegna se stesso e i due concept album (più alcuni brani legati al suo repertorio classico) a un pubblico che ha atteso anni per poter abbracciare la sua nuova versione, la sua immagine riflessa.

Ed è dallo scarto anagrafico che passa tra tutti quelli che riempiono l’arena, che arriva il messaggio più chiaro.

Il dono di Marracash, dopo una parentesi solo apparentemente auto compiaciuta legata alla prima fase della sua carriera, è quello di dare voce a un disagio comune che è transgenerazionale.

Di consentire a chi lo ascolta, al di là dei temi, di trovare una misura e una forma espressiva da dare al malessere, alle aspirazioni, alla necessità di non scorgere colpe nell’essere imperfetti.

È un risultato che vale una carriera.

Un risultato riconosciuto, non a caso, attraverso l’assegnazione della Targa Tenco avvenuta poche settimane fa.

Nel febbraio 2020, è stato lui stesso a esprimerlo in versi nel suo 64 Bars: ‘Meriterei il Premio Tenco per il fottuto talento che tengo’.

L’ora è arrivata.

Come in una forma di esorcismo collettivo, con Marracash a fare da gran sacerdote, l’arena si infiamma.

Il singolo si fonde nell’insieme. Tutto è una sola cosa. Sia lode al King del Rap.

 

La gallery fotografica di Gianfranco Montemurro:

 

La scaletta del live:

– Loro
– Body Parts
– Pagliaccio
– Cosplayer
– Bravi a cadere – I polmoni
– Crazy Love
– Quelli che non pensano
– Gli altri
– Nulla accade
– Dubbi
– Laurea ad honorem
– Goat – Il cuore
– Io
– Supreme – L’ego
– A volte esagero
– La chiave
– King del rap
– Scooteroni
– Cashmere
– Sport – I muscoli
– Salvador Dalì
– Crudelia
– Poco di buono
– Nemesi
– 64 barre di paura
– L’anima
– Infinity Love