Matera ha celebrato oggi l’83° anniversario dell’insurrezione del 21 settembre 1943, rinnovando il ricordo dei cittadini e dei militari che persero la vita durante la rivolta contro l’occupazione nazista.
Nel suo intervento, il sindaco Antonio Nicoletti ha posto al centro il significato della libertà e la necessità di trasmettere alle nuove generazioni la memoria di quanto accadde ottantatré anni fa.
«I nostri morti sono morti per la libertà — non la loro, ma la nostra», ha affermato il sindaco, sottolineando come il ricordo non debba limitarsi alla celebrazione di una data, ma tradursi in un impegno quotidiano.
Nicoletti ha richiamato il valore civile della ribellione materana, ricordando uomini e donne comuni che, nel settembre del 1943, si trovarono di fronte alla scelta di reagire alla violenza e all’oppressione.
Il sindaco ha ricordato anche la Medaglia d’Oro al Valor Civile e la Medaglia d’Argento al Valor Militare conferite alla città, soffermandosi sul ruolo di Matera nella liberazione del Mezzogiorno.
Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata ai giovani.
«Non vi chiediamo di essere eroi. Vi chiediamo di essere cittadini», ha detto Nicoletti, invitando ragazze e ragazzi a studiare, conoscere, discutere e partecipare, senza voltarsi di fronte alle ingiustizie.
Il discorso ha collegato la memoria del 21 settembre anche all’attualità internazionale. Il sindaco ha richiamato i conflitti in Europa, nel Mediterraneo e in altre parti del mondo, sostenendo che Matera, proprio per la propria storia, debba continuare a essere una città capace di parlare di pace.
Nicoletti ha inoltre richiamato il percorso compiuto dalla città, dai periodi segnati da povertà e marginalità fino al riconoscimento dei Sassi come patrimonio UNESCO e alle esperienze di Capitale Europea della Cultura e Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
«Matera non deve vivere soltanto della propria memoria. Deve trasformare la memoria in energia per il futuro», ha affermato.
La conclusione è stata affidata a un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva: «Celebriamo il 21 settembre perché non ci debba più essere un 21 settembre. Ma perché sia così, tutti i giorni dobbiamo fare la nostra parte».
Anche il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, ha richiamato il valore della memoria e della trasmissione alle nuove generazioni.
Nel suo intervento ha ricordato i diciotto cittadini caduti nelle strade della città e le ventisei vittime complessive indicate per quelle ore di rivolta, definendo il 21 settembre «allo stesso tempo, una ferita e un vanto della nostra città».
Secondo Mancini, la ricorrenza deve essere affrontata «con la commozione che si deve a chi ha pagato con la vita il prezzo della libertà, e con la lucidità che si deve alla storia».
Il presidente della Provincia ha posto l’accento anche sul contesto internazionale contemporaneo, richiamando le guerre in Europa e nel Mediterraneo.
«La memoria del 21 settembre non è un rito che si esaurisce in un giorno: è un argine», ha affermato, collegando il ricordo dell’insurrezione ai valori di libertà, eguaglianza, solidarietà, pace e lavoro.
Mancini ha inoltre evidenziato il carattere collettivo della rivolta materana, richiamandolo al ruolo odierno della Provincia come punto di raccordo tra i Comuni del territorio.
Anche il suo intervento si è concluso con un messaggio rivolto ai giovani: «Non lasciatevi mai depredare della vostra terra, delle vostre energie, dei vostri sogni. Non permettete a nessuno di lasciarvi al buio».








