La memoria dei caduti, il valore dell’unità nazionale, il ruolo delle Forze Armate e soprattutto un richiamo forte alla pace e alla difesa della democrazia. Sono stati questi i temi centrali delle celebrazioni del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, a Matera e Potenza.
Nei discorsi pronunciati dalle istituzioni lucane, il ricordo della fine della Prima guerra mondiale si è intrecciato con le preoccupazioni del presente: le guerre tornate in Europa e nel Mediterraneo, le tensioni internazionali, le disuguaglianze sociali e territoriali e la necessità di preservare libertà, coesione e partecipazione democratica.



A Matera il sindaco Antonio Nicoletti ha ricordato come il 4 novembre rappresenti non soltanto una ricorrenza storica, ma anche un momento per riflettere sul significato attuale della libertà e del servizio alle istituzioni.
«Le date e i monumenti ai caduti nelle piazze d’Italia portano nomi di ragazzi partiti dai campi, dalle botteghe e dai rioni, anche dalle grotte di Matera. Molti non sono tornati», ha ricordato.
Per Nicoletti, alle generazioni di oggi spetta la responsabilità di «custodire la libertà che ci è stata consegnata».
Il sindaco ha sottolineato anche il ruolo contemporaneo delle Forze Armate, impegnate nelle missioni internazionali, nelle emergenze nazionali e nella tutela della sicurezza.
Nel suo intervento ha richiamato inoltre le nuove minacce, dagli attacchi informatici alla disinformazione, fino alle crisi internazionali, indicando la necessità di istituzioni capaci di adattarsi alle trasformazioni senza perdere il rapporto di fiducia con i cittadini.
Un pensiero particolare è stato rivolto ai giovani: «Il 4 novembre è la festa di chi difende la pace e di chi si mette al servizio degli altri».



A Potenza la celebrazione si è svolta in mattinata al Monumento ai Caduti nel Parco di Montereale, alla presenza del sindaco Vincenzo Telesca, del prefetto Michele Campanaro, del presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, del presidente della Provincia Christian Giordano e delle autorità civili, militari e religiose.
Nel suo intervento, Telesca ha posto al centro il rapporto tra memoria e pace, ricordando come il 4 novembre debba servire non a esaltare la guerra, ma a comprenderne il prezzo e a riaffermare il valore del dialogo.
Il sindaco ha richiamato le guerre e le tensioni internazionali che segnano il presente, sottolineando che «la libertà non è un diritto acquisito per sempre» e che la democrazia deve essere difesa quotidianamente.
Telesca ha legato inoltre il concetto di unità nazionale alle disuguaglianze economiche e sociali, ai divari territoriali e allo spopolamento delle aree interne.
«L’Italia è davvero unita quando garantisce gli stessi diritti e le stesse possibilità a tutti i suoi cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono», ha affermato.



Anche il presidente della Provincia di Potenza, Christian Giordano, ha dedicato una parte significativa del suo discorso al tema della pace.
Partendo dal ricordo dei caduti e dal valore dell’articolo 11 della Costituzione, Giordano ha sottolineato che «la pace non è un’utopia, è un atto di coraggio; una scelta politica, culturale e umana».
Il presidente della Provincia ha rivolto un pensiero ai quattro militari italiani morti il 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina e ha richiamato anche le mobilitazioni sociali delle ultime settimane.
«Chi manifesta fa vivere la democrazia», ha osservato, precisando che la violenza deve essere condannata ma che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare il disagio espresso da studenti, lavoratori, agricoltori e autotrasportatori.
Per Giordano, difendere la Patria significa anche tutelare diritti, libertà e opportunità, offrendo ai giovani la possibilità di costruire il proprio futuro nei territori in cui sono nati.
Il prefetto di Potenza Michele Campanaro ha aperto il proprio intervento ricordando i quattro militari dell’Esercito Italiano e del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana morti nell’incidente del 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina durante l’operazione “Althea”.
Campanaro ha poi ripercorso il significato storico del 4 novembre, ricordando il costo umano della Prima guerra mondiale e il tributo pagato dalla Basilicata.
Secondo i dati richiamati nel suo discorso, la regione contò 7.489 tra caduti e dispersi, un numero che, in rapporto alla popolazione, rappresentò un tributo particolarmente pesante.
Il prefetto ha collegato quella memoria al percorso che dall’Unità d’Italia ha condotto alla Repubblica e alla Costituzione, soffermandosi in particolare sull’articolo 11 e sul ripudio della guerra.
Campanaro ha richiamato anche il ruolo dell’Europa come spazio di cooperazione e pace, citando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sottolineando la necessità di contrastare l’assuefazione ai conflitti attraverso una rinnovata collaborazione tra popoli.
La giornata del 4 novembre in Basilicata ha così unito memoria storica e attualità, con un messaggio comune emerso dagli interventi istituzionali: ricordare il sacrificio del passato significa anche interrogarsi sul presente e sulla responsabilità di costruire pace, democrazia e coesione.