Mentre in tutta Italia si assiste a una progressiva chiusura delle botteghe storiche, la Basilicata mostra un calo consistente ma una capacità di tenuta superiore rispetto alla media del Paese. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che ha scattato una fotografia sull’andamento delle imprese artigiane a livello nazionale e locale.
Il bilancio del decennio e l’ultimo anno
Secondo la rilevazione della CGIA su dati INPS, tra il 2015 e il 2025 la Basilicata ha registrato una flessione del -20,4% nel numero degli imprenditori artigiani (inclusi titolari, soci e collaboratori familiari), passando da 13.009 a 10.354 unità, con una perdita netta di 2.655 addetti. Il dato della contrazione rimane significativo ma risulta inferiore alla media nazionale (-25,1%) e a quello delle regioni più colpite come Marche (-31,3%) e Umbria (-29,3%). Nel confronto generale, la Basilicata si posiziona al 14° posto tra le regioni italiane per intensità del calo decennale.
Nell’ultimo anno (2024-2025), la regione ha visto contrarsi la platea degli artigiani del -3,9% (-422 unità), un dato contenuto se paragonato al -5,1% medio italiano.
I dati provinciali: Potenza e Matera
Analizzando il dettaglio provinciale relativo all’ultimo anno (2024-2025), entrambe le province lucane figurano nella parte bassa della classifica nazionale per perdita percentuale di artigiani, posizionandosi tra i territori meno colpiti d’Italia:
Le cause del fenomeno e le prospettive
Come evidenzia la CGIA di Mestre, il contenimento delle perdite nel Mezzogiorno è stato in parte favorito dagli investimenti nelle opere pubbliche legati al PNRR e dagli strascichi del Superbonus nel comparto edili e costruzioni. Ciononostante, le cause della crisi rimangono ben visibili anche a livello locale: aumento dei costi fissi, concorrenza dell’e-commerce, calo demografico nei piccoli comuni e difficoltà nel ricambio generazionale per i mestieri manuali.
Per contrastare la desertificazione commerciale nei borghi sotto i 10.000 abitanti e tutelare il presidio sociale rappresentato dalle botteghe, l’associazione propone l’introduzione di un “reddito di gestione delle botteghe artigiane”, unito a un rinnovato investimento sugli istituti di formazione professionale per riavvicinare i giovani ai mestieri tradizionali.