Le piccole e medie imprese italiane affrontano il secondo semestre del 2026 in un quadro segnato da forte incertezza, difficoltà nell’accesso al credito e timori legati ai costi energetici e alle tensioni internazionali. È quanto emerge dal nuovo Rapporto Congiunturale di Confapi sul primo semestre 2026 e sulle aspettative per la seconda parte dell’anno, realizzato su un campione di 2.000 aziende associate.
Nel Materano, secondo il vicepresidente nazionale di Confapi e presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, il quadro non si discosta molto da quello generale, pur con le specificità del sistema economico locale.
«Le nostre Pmi mostrano una grande capacità di tenuta e, in alcuni settori, vivono un clima di fiducia e di aspettative positive che fanno ben sperare per una ripresa degli investimenti che porti a una crescita», dichiara De Salvo.
A frenare le imprese restano però, secondo il presidente di Confapi Matera, l’incertezza internazionale e l’aumento dei costi energetici. Una situazione che, aggiunge, si traduce al momento in una crescita occupazionale limitata e soprattutto attraverso contratti a termine.
A livello nazionale, il 69,5% delle aziende intervistate si attende forti effetti negativi dalla crisi in Medio Oriente, in particolare sulla catena energetica. Per il 50% delle Pmi, inoltre, gli effetti negativi legati alla situazione dello Stretto di Hormuz sarebbero già in corso.
Molto più contenuto, secondo l’indagine, l’impatto previsto dei dazi statunitensi: l’87,5% del campione ritiene che avranno conseguenze limitate sulle Pmi industriali, pur segnalando possibili aumenti dei costi lungo le catene di approvvigionamento.
Un altro elemento di criticità riguarda il credito. Nel primo semestre il 66,5% delle Pmi industriali italiane non ha presentato domande al sistema bancario per ottenere nuove risorse finanziarie, una quota indicata in crescita del 7,8% rispetto al 2025.
Tra le ragioni della mancata richiesta vengono citati il timore di un rifiuto, nel 35% dei casi, condizioni ritenute troppo onerose, per il 30,8%, e richieste di garanzie considerate eccessive, per il 27%. Il 56% delle Pmi ricorre così all’autofinanziamento.
Meno della metà delle imprese, il 48,3%, ha effettuato investimenti nel corso del primo semestre, mentre il 51,7% non ha programmato piani pluriennali di crescita.
Cresce invece l’attenzione verso l’intelligenza artificiale. Il 23,3% delle aziende del campione prevede piani specifici di investimento, percentuale che sale al 43,8% considerando i soli investimenti immateriali.
Secondo i dati Confapi, le tecnologie di intelligenza artificiale vengono considerate utili soprattutto per ottimizzare i costi, indicato dal 90,1% del campione, migliorare l’elaborazione e la gestione dei dati, per l’82%, e aumentare la produttività, per il 60,7%. Il Piano 5.0 risulta invece utilizzato dall’8% delle Pmi.
Il presidente nazionale di Confapi, Cristian Camisa, parla di «crescente preoccupazione» per una situazione che, secondo l’indagine, rischia di peggiorare nel secondo semestre, soprattutto per il protrarsi dell’incertezza e delle difficoltà di accesso al credito.
Camisa richiama la necessità di «una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità» per sostenere la capacità di investimento e la competitività delle imprese italiane.
Per quanto riguarda la provincia di Matera, De Salvo descrive «un sistema variegato di Pmi in crescita nel primo semestre», che a suo giudizio sarebbe pronto a tornare a investire in presenza di un miglioramento del quadro internazionale.