Pasqua in Basilicata: il teatro del sacro tra le pietre e il cielo

La Pasqua in Basilicata.

Pasqua in Basilicata: il teatro del sacro tra le pietre e il cielo

Matera, nella primavera del 2026, si conferma il punto di approdo naturale per chiunque decida di varcare la soglia della Basilicata. La Città dei Sassi, con la sua bellezza stratificata e il suo ruolo di hub culturale, accoglie il visitatore offrendo quell’atmosfera di sospensione temporale che è il preludio perfetto ai riti della Settimana Santa. Eppure, per chi vive questa terra e per chi desidera scoprirne l’anima più autentica, Matera è solo l’inizio: una porta che si spalanca su un entroterra dove la Pasqua non si limita a una celebrazione, ma diventa una vera e propria epopea popolare, un rito collettivo che i lucani tramandano con una devozione che rasenta la testardaggine.

Lasciandosi alle spalle la Gravina e risalendo verso il Vulture, il paesaggio cambia e con esso il ritmo del racconto. A Venosa, la storia sembra trasudare dalle pareti del Castello Pirro del Balzo. Il 3 aprile, il Venerdì Santo trasforma la città oraziana in una Gerusalemme lucana che quest’anno tocca il prestigioso traguardo della sua quarantanovesima edizione. Non è una semplice sfilata, ma un dramma itinerante che vede nel castello aragonese il suo fulcro scenico. Qui, tra le mura che un tempo ospitarono nobili e cavalieri, si consuma il processo a Gesù davanti a un Ponzio Pilato che sembra riemergere direttamente dai secoli passati. Il fragore della fustigazione e il silenzio teso che accompagna il cammino verso Piazza Umberto I per la scena della Crocifissione rendono questa rievocazione un momento di partecipazione che unisce generazioni di venosini in un unico, grande respiro.

Poco distante, il borgo di Barile offre una declinazione del sacro che è un unicum antropologico. Qui la Passione si tinge dei colori e dei simboli della cultura arbëreshë. Lungo le strade del paese, il dramma cristiano incontra figure che sembrano scaturite da una leggenda antica. Gli occhi di tutti sono per la Zingara, una figura che incarna la vanità e il tradimento, sfarzosamente adornata con gli ori veri prestati dalle famiglie del luogo. Accanto a lei si muove il Moro, presenza muta e inquietante, in un contrasto visivo che rende la processione di Barile un’esperienza ipnotica, dove il sacro si mescola inestricabilmente a un folklore ancestrale. (Guarda qui il documentario dell’edizione 2025)

Il cammino della fede tocca vertici di grande intensità drammatica anche ad Avigliano, precisamente nella frazione di Sant’Angelo. Sabato 28 marzo, la comunità si ritrova in Piazza XVI Dicembre per “La Passione di Cristo”, un appuntamento che oscilla tra la meditazione intima e la partecipazione corale. È una rappresentazione interamente recitata, dove il Tradimento di Giuda e l’Ultima Cena segnano l’inizio di un percorso silenzioso e simbolico. Il pubblico segue i figuranti verso i luoghi del processo dinanzi a Pilato ed Erode, fino all’ascesa al Golgota. In questo cammino di sofferenza, spiccano le figure di Maria, del Cireneo e della Veronica, in un lavoro corale che trasforma l’intera frazione in un luogo di profonda riflessione collettiva.

Se ci si sposta verso Acerenza, la narrazione si fa più vicina al linguaggio del cinema con l’iniziativa “Jesus Salvator Mundi”. Già dalla Domenica delle Palme, la “Città Cattedrale” mette in scena una rappresentazione che punta sul realismo e sull’impatto emotivo. All’ombra della maestosa cattedrale romanica, i figuranti animano una Via Crucis dai costumi impeccabili, capace di restituire la sofferenza del racconto evangelico con una forza che colpisce la sensibilità moderna. Proseguendo nel Vulture, la tradizione si sente forte anche ad Atella, dove la Via Crucis vivente si snoda tra i vicoli del centro storico, e a Rapolla, dove i riti del Venerdì Santo si caricano di una spiritualità raccolta tra le suggestive grotte del borgo.

L’area del Vulture-Melfese si completa con la Sacra Rappresentazione di Ripacandida, che tradizionalmente apre il ciclo dei riti lucani la Domenica delle Palme. Circa cento figuranti animano una Via Crucis toccante, dove spiccano le figure del Moro e della Zingara, che irride Gesù gettando ceci e confetti. Ripacandida custodisce anche la tradizione del Scarceggh, il Pane di Pasqua a forma di cono decorato con una croce. A Rionero in Vulture, invece, i riti chiudono il ciclo il Sabato Santo: 180 figuranti ripropongono l’intera vicenda umana di Gesù con costumi storicamente accurati. Poco lontano, a Maschito, il Venerdì Santo coinvolge ottanta personaggi. La villa comunale diventa l’Orto degli Ulivi e il processo si svolge presso la Fontana Skanderbeg. Anche qui appare la Zingara, ricca d’oro, mentre una figura singolare è la “donna con il gallo”, simbolo del tradimento di Pietro. 


Scendendo verso la provincia di Potenza, il viaggio tocca Vietri di Potenza, con la sua spettacolare crocifissione panoramica, e approda a Montescaglioso, a pochi passi da Matera. Qui regnano i “Mamuni”, penitenti incappucciati e scalzi che trascinano pesanti catene. Il suono metallico del ferro sulle pietre è l’unica voce ammessa nel silenzio della notte, un richiamo viscerale a una fede che si fa carne e fatica. 


L’entroterra potentino svela altre perle di devozione. A Oppido Lucano, dal 1979, la “Preggessione” segue un copione originale con musiche scelte per sottolineare scene come il miracolo del Cieco Nato e il processo nel Pretorio con Pilato su una biga. Anche il capoluogo, Potenza, offre una rappresentazione vivente nel Rione Cocuzzo, dove circa 200 personaggi animano una Via Crucis che ha conquistato un posto di rilievo nel panorama regionale.

Scendendo verso la Val d’Agri, a Sant’Arcangelo, si vive l’esperienza della Via Matris. Uno spettacolo itinerante che ripercorre la Passione attraverso il dolore della Vergine, caratterizzato dal Canto dell’Addolorata in dialetto locale. Le origini risalgono al Settecento, e ancora oggi il baldacchino in broccato azzurro viene portato in processione. Il rito culmina nell’incontro tra il Cristo Morto, portato dagli uomini, e l’Addolorata, portata dalle donne, in Piazza Marrocco.

Infine, i Riti della Settimana Santa di Ferrandina, patrimonio intangibile della Regione, vedono la bara del Cristo Morto accompagnata da Maria Maddalena, San Giovanni e l’Addolorata. Il cammino tocca il culmine nella “collina dei Cappuccini”, simbolo del Golgota. Ad accompagnare il rito, donne scalze per ex voto e i caratteristici “Cirii”, imponenti strutture di candele ornate d’argento portate a spalla, espressione di una devozione popolare che unisce l’intera comunità.

Questa Pasqua 2026 è dunque un invito a non fermarsi sulla soglia. Se Matera è il volto accogliente e la base logistica ideale, la vera essenza della Settimana Santa lucana pulsa nei borghi, nelle piazze trasformate in pretòri e nei vicoli dove il tempo sembra essersi fermato per permettere alla storia di ripetersi, ancora una volta, con la stessa immutata partecipazione. 

A cura di Sergio Palomba