Il panorama delle dipendenze in Basilicata, secondo il Rapporto Regionale Dipendenze 2026, mostra segnali di mutamento sia nelle sostanze d’elezione che nei profili degli utenti. Nel corso del 2025, i Ser.D. lucani hanno assistito complessivamente 2.564 utenti, di cui il 18,6% (476 persone) si è rivolto ai servizi per la prima volta.
Un’utenza prevalentemente maschile e radicata sul territorio
Il fenomeno mantiene una forte connotazione di genere: l’89,7% degli utenti totali è di sesso maschile, quota che sale al 90,8% tra i nuovi accessi. Territorialmente, la provincia di Potenza registra il maggior numero di utenti (50,7%), seguita da quella di Matera (34,2%). Un dato rilevante riguarda i residenti fuori regione, che rappresentano il 15,1% del totale ma ben il 37,6% dei nuovi utenti, valore influenzato dalla presenza di strutture come il CPR di Palazzo San Gervasio e le case circondariali.
Le sostanze: l’eroina resiste, la cocaina avanza
La tossicodipendenza rimane la causa principale di accesso ai servizi, con 1.877 prese in carico nel 2025.
Alcol, gioco d’azzardo e tabagismo
Oltre alle sostanze illegali, i servizi monitorano altre forme di dipendenza:
La sfida del sistema carcerario
Nel 2025 gli utenti detenuti in carico ai Ser.D. nelle carceri di Potenza, Matera e Melfi sono stati 303. Il rapporto tra detenuti assistiti e popolazione carceraria totale è tornato a salire, attestandosi al 34,5%, a testimonianza di una pressione costante sui servizi interni agli istituti di pena.
Nota Metodologica: tra realtà osservata e stime del “sommerso”
Per una corretta lettura dei dati, le fonti evidenziano la necessità di distinguere tra due diversi livelli di analisi:
Le fonti invitano alla cautela nell’interpretazione di queste stime, specialmente per cocaina e cannabis, definendole “orientative” a causa dell’alta sensibilità dei modelli statistici e di un possibile rischio di sovrastima della componente non osservata.
Il Rapporto 2026 descrive un sistema che garantisce continuità terapeutica a una vasta platea di pazienti storici, ma che deve affrontare la sfida di nuovi utenti più giovani (età media 35,6 anni per i tossicodipendenti rispetto ai 41,8 del totale) e la necessità di intercettare un “sommerso” che, per alcune sostanze, resta ancora largamente fuori dai radar dei servizi ufficiali.