Ferdinando Mirizzi – Salvare la memoria del Sud

In questa puntata di PrimaPersonaPlurale, il professor Mirizzi ci guida dentro un patrimonio, quello dell’Università, che è a sua volta radice, identità e utile chiave per immaginare il futuro del Sud.

C’è un filo che lega le pietre dei Sassi di Matera ai riti più antichi della Basilicata, alle fotografie d’archivio che ritraggono un mondo che viene da lontano, alle voci di chi ha animato e di chi abita queste terre per secoli. Quel filo ha un nome: #memoriacollettiva. Ed è attorno a essa che ruota il lavoro del professor Ferdinando Mirizzi, una delle figure più autorevoli dell’antropologia culturale del Mezzogiorno.

Ordinario di Discipline demoetnoantropologiche all’Università degli Studi della Basilicata, Mirizzi ha diretto per anni il Dipartimento di Culture Europee e del Mediterraneo con sede proprio a Matera — una città che non è solo scenario ma interlocutore vivo della sua ricerca.

Presidente della Società Italiana di Antropologia Culturale, studioso delle #tradizioni popolari, dei #culti locali, della fotografia etnografica e del rapporto tra patrimonio culturale e territorio, ha dedicato la sua carriera a dare voce e dignità scientifica a saperi che rischiano di andare perduti.
Il suo impegno non si ferma all’accademia: tra i tanti impegni, ha contribuito alla progettazione del Museo Demoetnoantropologico dei Sassi di Matera e presiede oggi il Comitato Tecnico Scientifico del Museo della Cultura arbëreshe di San Paolo Albanese, un lavoro di cura e responsabilità civile verso le comunità e le loro storie.

In questa quinta puntata di #PrimaPersonaPlurale, il professor Mirizzi ci guida dentro un patrimonio, quello dell’Università, che è a sua volta radice, identità e utile chiave per immaginare il futuro del Sud.

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