Il nome di Abufina echeggia ancora oggi tra le mura del Castello di Sichinolfo. Dicono che nelle notti di primavera, specialmente quando la luna piena illumina il castello, il fantasma di Abufina possa ancora essere avvistato. Si dice che la sua eterea figura si affacci alla finestra del torrione più alto, scrutando l’orizzonte nella vana attesa del ritorno del suo amato Selepino. Alcuni giurano di aver udito un flebile lamento provenire dalle mura del castello, il sussurro di un amore spezzato.
Si racconta che nel periodo in cui il castello era governato da un feudatario, viveva una giovane di straordinaria bellezza di nome Abufina. Il suo cuore, però, non batteva per un nobile o un cavaliere, bensì per un giovane di umili origini chiamato Selepino, figlio di un povero mugnaio. Il loro amore, puro e sincero, era ostacolato dalle rigide convenzioni sociali dell’epoca, che impedivano un’unione tra persone di differente estrazione sociale. Il fratello di Abufina, geloso e crudele, ordinò l’esilio di Selepino, condannandolo a una morte certa in terre lontane.

Un giorno, mentre Selepino si trovava lontano, impegnato in battaglia (secondo alcune versioni), un messaggero portò ad Abufina una lettera tanto attesa.

Era la voce di Selepino, che la chiamava a sé, disperato e ferito. “Vieni, Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me l’amore mi uccide; vieni, Abufina, vieni da me: insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fa presto, fa presto.”

Accecata dal dolore e dalla passione, la gioia di Abufina fu incontenibile. Senza esitare, montò in sella al suo destriero e si lanciò al galoppo per raggiungere Selepino.

Ma il destino, crudele e beffardo, le tese un agguato. Nella sua fretta e nel suo desiderio di riabbracciare l’amato, giunse nei pressi del torrente Basento. Le bianche pietre del letto del fiume accecarono il cavallo, che improvvisamente scivolò. La povera Abufina fu disarcionata e, travolta dalla corrente impetuosa, annegò tragicamente.
Da quel giorno, lo spirito di Abufina vaga senza pace. Nelle notti di luna piena, la sua figura eterea si manifesta alla finestra del torrione. Dicono che il fiume Basento stesso, nelle notti di marzo e giugno, sussurri il suo nome, pentito di averla inghiottita nelle sue acque impetuose. E i paesani, quando sentono il vento gelido carezzare le loro facce, giurano di sentire un flebile lamento, un richiamo senza risposta, che si perde nella notte.
Questa tragica storia d’amore rende la visita al Castello Sichinulfo un’esperienza ancora più suggestiva, invitando i visitatori a immaginare le passioni e i drammi che si sono consumati tra le sue antiche mura. La leggenda di Abufina è un elemento chiave del folklore locale e un motivo in più per esplorare questo affascinante castello medievale in Basilicata.